Auguri pasquali.

Posted: 31st marzo 2013 by don Tommaso in musica
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A quelli che chiamano atei: possa quella luce di umanità, che vedo come stilla divina, aiutarci a seguire la via di verità.

A quelli che chiamano disabili e sofferenti: possiate sentire utile per un mondo cieco e zoppo il vostro richiamo all’essenziale.

A quelli che si considerano fedeli cristiani: che non si spenga in noi la luce della testimonianza d’amore.

A quelli chiamati a governare questo Paese: deposte le armi dell’arroganza possiate costruire ponti di solidarietà tra le membra stanche della società.

Ai cristiani perseguitati: nessuna notte è infinita, Cristo ha vinto il mondo.

Grazie

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Vorrei poter dire ad Alessandro che capisco cosa significhi non voler vivere, ma voler morire è un’altra cosa. Non lo giudico, non posso e non voglio. Vedo però che come tutti gli uomini anche lui viveva le sue contraddizioni interiori, in qualche occasione si è dichiarato ateo salvo però spiegare a sua figlia che quando si muore si va in cielo, dichiarare di non pregare la madonna ma nella necessità di rivolgersi ai cari defunti, essere considerato da tutti un capo carismatico e professionale ma al contempo così fragile. Le cito queste contraddizioni perché so che il Dio di misericordia non ama solo ciò che c’è di buono in noi, ma in ciascuna delle tensioni interiori che percuotono il nostro animo trova il modo per amarci. Quindi non siamo qui per condannarlo, ma per consegnarlo anche alla più piccola briciola di misericordia che cade dalla mensa del cielo.

Siccome nessuno di noi qui può dirsi più forte di Alessandro, provando a dare un senso a questa storia proviamo anche a imparare a sopravvivere.

Sono sicuro che non ci permetteranno di sopravvivere le armi, soprattutto se ancora avremo come nemico qualche parte di noi che consideriamo un limite o una sconfitta, finché c’è qualcuno nel mondo da poter considerare un nemico.

Sopravviveremo mai a una società che ancora non riesce a premiare il lavoro professionale? Sopravviveremo all’era della comunicazione con le migliori professionalità del settore nella piaga sociale del precariato?

Sopravviveremo a questa cultura che pervade anche e soprattutto la cosiddetta Cosenza bene per cui “il tempo buono è quello consumato”, “la vita buona è quando sei strafatto”, “sei al top quando ti ergi sugli altri a discapito di tutto e tutti”?

Ma noi non dobbiamo solo sopravvivere, dobbiamo vivere e farlo bene. Qui c’è la proposta del vangelo per ciascuno di noi. La vita buona del vangelo è quella donata gratuitamente, è di chi si lega con fedeltà alle promesse che prima di tutto vengono da Dio, non solo dalle nostre voglie. Il nostro primato non sarà più nel non avere limiti, ma nel varcarli nella condivisione e nella fraternità umana. La società non potrà più essere il luogo della prevaricazione, ma il luogo dove si scopre che il guadagno per ciascuno è il bene per tutti.

Non possiamo più permetterci di vivere in una società in cui vige come legge la locuzione “guai ai vinti”, perciò questi che piangiamo sinceramente la triste scomparsa di Alessandro, proviamo a usare il dolore come forza per il riscatto di un mondo migliore, vivibile e buono per tutti.

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Il prete che vorrei

Posted: 5th marzo 2013 by don Tommaso in Internet
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Conversazione con Asia Argento

Posted: 26th gennaio 2013 by don Tommaso in Senza categoria

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Lettera a don Piero

Posted: 26th dicembre 2012 by don Tommaso in IMHO
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Caro confratello leggo che ti sei fatto portatore di idee che vorrebbero giustificare, certamente in modo indiretto la violenza sulle donne. Secondo quanto a te attribuito le donne sarebbero delle provocatrici dell’eccesso maschile con i loro atteggiamenti.

Chissà cosa ti direbbe Gesù che seppe stare non solo vicino alle donne, ma addirittura nell’emblematico racconto lucano della prostituta a casa del fariseo Simone (Lc 7,36-50), si lasciò lavare, bagnare di lacrime, profumare e asciugare con i capelli i piedi; Gesù in quel gesto inequivocabilmente provocante, di natura erotico sessuale non ne colse gli effetti carnali, ma vi scovò tutto l’amore e lo ricambiò amando quella donna di amore fraterno. Questo brano mi interroga puntualmente, perché non so a te, ma a me le donne provocano tanti sentimenti, spesso contrastanti e trovare equilibrio così come ha fatto Gesù non è sempre facile.

È vero la colpa non è necessariamente nostra, buona parte è della nostra formazione. Spesso i seminari sono luoghi dove i sentimenti si tendono a reprimere e difficilmente ci viene offerta una educazione ai sentimenti. Peggio se ci si è nascosti anche agli occhi dei superiori, dietro un falso spirituale, fatto di merletti, cura devota e quasi maniacale della liturgia che sempre santa resta, ma così spesso svuotata dalla storia che vorrebbe redimere ed elevare. Non è sempre facile trovare tra i superiori uomini maturi affettivamente da cui prendere esempio, che sappiano indirizzare le nostre debolezze e che non coltivino fragili motivazioni.

Sì caro Piero, non è poi tutta colpa nostra se ancora questo celibato ecclesiastico facciamo fatica a viverlo in pienezza, fino allo sguardo di Cristo che sa guardare in ogni donna una sorella, una madre e una figlia. Ma continuo ad esser convinto che è il nostro sguardo a dover essere curato, perché altrimenti non ci sarebbe altra soluzione che far indossare dei burqa a ogni donna e forse manco basterebbe.

Non è del tutto colpa nostra se pur di sbandierare la tutela dei valori della famiglia una, sacra e inviolabile, ci siamo zittiti di fronte a chi il corpo delle donne lo ha prostituito ai propri fini economici, politici e culturali. A noi ci ha fatto paura e continua a farlo l’immagine dei cavalli cosacchi che si abbeverano alle fontane di Piazza San Pietro, i bambini mangiati a colazione dai comunisti, forse non abbiamo solo paura del cosacco, ma anche del corpo delle donne. Chi sa stuzzicare le nostre paure ci governa, e riesce anche a governare gli uomini di Chiesa, spingendo te fino a pubblicare quelle offese alle donne e provando implicitamente a zittire anche me.

Caro don Piero ti perdono per assenza di libertà e di piena avvertenza di ciò che facevi. Sai di cosa farei fatica ad assolverti? Noi preti che stiamo a contatto con Cristo vittima sacrificale dei nostri peccati, dovremmo riconoscerlo vittima nelle donne vittime del macismo e della misoginia. Pensa alle donne che sono vittime di stupri, e che fino ad oggi magari si son rivolte al segreto del nostro sacerdozio, immagine di ultimo appiglio di una mascolinità elevata nello spirito. Cosa si deve aspettare se vuole almeno sfogarsi con un sacerdote? Qualcuno che le indaghi come si veste di solito? Se ha provocato in qualche modo? Se cucina, lava o stira? Ti pare questo il modo di stare fianco a fianco a Cristo?

Don Piero fraternamente ti invito in questo periodo natalizio a riscoprire l’immagine sacra a noi tanto cara di Maria che allatta il bambino figlio di Dio. Quel seno scoperto, mi turba tanto. Mi fa pensare a quanto Dio in quel momento abbia avuto bisogno dell’integrità della persona di Maria, del suo cuore, del suo corpo, della sua mente. Aver devozione in Maria oggi significa condannare senza se e senza ma ogni violenza al corpo, al cuore e alle mente di ogni donna che per Gesù è sorella, madre e figlia.

Grazie.

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Un’intemperanza capita a tutti e noi la perdoniamo, ma chi avrebbe sbagliato il titolo cioè don Patriciello è anch’egli rappresentanza di un’istituzione. Un parroco rappresenta un ente religioso civilmente riconosciuto, ancor prima dell’ente rappresenta le persone che ne fanno parte e il confratello in questione esercita questo compito lodevolmente. Ma i titoli sono zero (passatemi la citazione calcistica), il primo rispetto che si deve alle istituzioni è non spadroneggiare attraverso di esse, nessuna istituzione ha il giusto valore democratico se non è parte di un sistema, sono convinto che neanche io posso esercitare il mio ministero se non ho rispetto per le istituzioni civili e non mi metto in leale disponibilità per la collaborazione al bene comune. Io pretendo lo stesso stile dalle altre istituzioni. I cittadini hanno diritto di trovarsi sempre davanti istituzioni che sono una barriera solida al malaffare e all’illegalità.

Le ecomafie godono a vederci litigare per un “signora prefetto” o un “Sua Eccellenza Signora Prefetto”, perché ai cittadini appariranno forti più loro, dove i titoli sono zero, ciò che conta davvero è chi spadroneggia senza badare a modi.

Sua Eccellenza poteva benissimo segnalare l’errore formale (ma anche banale) di don Maurizio ricordando l’”Eccellenza” dovuta (!).

Da quello che ho visto in video Sua Eccellenza il Prefetto Andrea de Martino ha ecceduto nei modi e nelle parole nel redarguire don Maurizio Patriciello, lo invito, nel rispetto di tutti, a comportarsi da signore e chiedere pubblicamente scusa, al fine di mostrare le istituzioni come solidali e in comunione di intenti in questo caso contro le ecomafie.

Grazie

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Alba nuova

Posted: 16th ottobre 2012 by don Tommaso in Esperienze, video
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Appena rientrato dal mio viaggio in Egitto.

Penso a quanto sia faticosa la ricerca della felicità, come la salita al monte Sinai che ho avuto l’opportunità di compiere.

La felicità non si ottiene solo perché hai compiuto la fatica di cercarla.

La felicità non la trovi perché hai imparato a cercare in ciò che hai già.

La felicità è un dono che si riceve anche da un canto corale all’alba del Sinai.

Il rischio è trovarsi davanti all’alba e non averne più il desiderio, disperderne l’orizzonte.

Chi la gioia l’ha trovata, anche solo una scintilla, ha la responsabilità di indicarla e donarla agli altri.

Quando saremo responsabili del dono della gioia allora quell’alba non sfuggirà più.

Grazie a tutti quelli che per strada ci indicano la gioia.

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La pietà di un cane. Riflessioni per Lazzaro. (Luca 16,19-31)

Posted: 28th agosto 2012 by don Tommaso in foto, Giovani
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Croce dei Laghi.
Foto di Giap Ercole Parini.

Ancor prima di accostarti alla croce, quando la tua via ti avrà condotto fino alla porta del ricco Epulone a chiedere silenziosamente giustizia, non disprezzare la pietà di un cane che con la sua lingua si prenderà cura delle tue ferite.

Non temere della violazione della privacy, quel cane conosce già le tue ferite.

Scommetti sulla sua confidenza, è dal fondo valle che ti accompagna e ti guida.

La sua lingua non sarà igienica, ma unguento alle piaghe della tua storia.

La sua fedele compagnia ti condurrà fino alle porte della vera gioia.

Buon viaggio.

grazie Giap.

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Memoria e impegno – A Paola

Posted: 22nd luglio 2012 by don Tommaso in Esperienze
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Dalla parte della vittime.

Grazie.

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Quando e perché non denuncerò…

Posted: 22nd maggio 2012 by don Tommaso in IMHO
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 Ha fatto molto scalpore il lancio di agenzia per cui nelle linee guida pubblicate dalla CEI si dice che i Vescovi non siano tenuti a denunciare i preti pedofili.
Non intendo qui difendere il documento dei vescovi, ma approfittarne per ribadire alcuni aspetti che sono importanti di ordine più generale.
Intendo prima di tutto ribadire il principio ispiratore dell’articolo 4 dell’accordo Stato – Chiesa del 1984:

Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero.

 La norma, che all’articolo 200 del Codice di Procedura Penale è esteso ai ministri di culto di tutte le religioni, tutela l’ambiente del nostro lavoro come pastori d’anime: la coscienza.
Chiunque provi a passare dal mio ministero, anche non necessariamente all’interno del segreto confessionale, deve sapere che nulla verrà utilizzato contro di lui in sede legale, ma forse e solo nel giudizio di Dio.
Sì, so che nessuno ce lo richiama più di obbedire la coscienza, quello spazio libero e luminoso dove scegliamo cosa fare, chi e come amare e dove sentiamo i rimorsi per le mancanze di amore. Noi “ecclesiastici” abbiamo il dovere lì di accendere la luce, senza mai violare quel sacrario della voce di Dio. È richiamando la coscienza non solo dobbiamo invitare ad obbedire alla legge degli uomini in quanto applicazione della legge di Dio, ma proporgli strade che superino il rispetto formale della legge.
Allora sappiate che di fronte a una notizia di reato di pedofilia non è detto che io denunzi l’ipotetico reo, anche perché non faccio il magistrato, ne il supereroe mascherato, avrò come suprema legge il bene, certo prima delle vittime, ma anche del reo.
Di fronte a una possibile vittima, nel rispetto della sua coscienza, sarà anche probabile che l’accompagnerò a circostanziare una denuncia.

Qui proposi soluzioni ecclesiali al problema della pedofilia: http://wp.me/p10PT6-hT

Grazie

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