Settima tappa. Il tesoro Cluj-Napoca.

È da quando ho messo piede, anzi ruota, in Romania che ad ogni villaggio trovo scritto un augurio di buon viaggio. L’ultima tappa in Romania è Cluj-Napoca. La raggiungo per salutare gli amici.

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Ma questa città è un tesoro che mi si mostra tutto. In profondità.

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Sono le sue chiese, i suoi culti e religioni, lingue e tradizioni, che tra mille difficoltà mostra che non solo la convivenza è possibile. Mi mostra che l’amicizia è possibile.

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È alla salina di Turda che resto col fiato sospeso.

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Fu luogo di lavori forzati a vita, oggi al suo interno ha una ruota panoramica, spazio giochi, un’area conferenze, un lago.
Andare in profondità per ricordare che ci sono realtà povere e minime come il sale nella nostra vita, di cui non possiamo fare a meno. Penso all’amicizia, la fiducia, la fede, senza non sarei più io. Andare in fondo per ritrovarne le radici essenziali e alimentare. Godere del tesoro dell’amicizia per e scoprirsi profondamente grati di tanto dono.
Grazie

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Sesta tappa. La Transilvania e la transalpina.

Ogni tanto sembrava di trovarsi in Sila.

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Qui il pomeriggio mi becca sempre la pioggia, ma puntualmente dove non c’è copertura di nuvole.
La strada spesso è in cemento, mi dicono che il regime le aveva volute così perché non si corresse.

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Avrò percorso almeno quattrocento chilometri così, ma i panorami mozzafiato mi impongono più della strada di rallentare.
Poi mi butto sul tratto non ammodernato della Transalpina, un percorso di curve su un tracciato costruito dai romani, è meta del mototouring, ma non questo tratto che scelgo.

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Fontana con la rappresentazione dell'incontro tra Gesù e la samaritana

È lungo la strada che l’incontro cambia la vita. Per questo i viaggiatori mal sopportano la domanda “dove vai?” buona per i vacanzieri, in fondo il viaggio, la strada e la moto sono solo un pretesto; la vita è un viaggio, un viaggiatore non vuole altro che vivere.
Ora chiudo che mi aspettano a Cluj-Napoca.
Grazie

Quinta tappa. Andrej e il Monastero di Dintr-un Lemn.

È  da Sofia che mi trovo ad attraversare zone rurali, ora giungo qui.

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È Andrej ad accogliermi e accompagnarmi fino al monastero, mi chiede qualche Leu, è  scalzo, come centinaia di altri bambini che incontro per strada.
Questa zona non è solo povera, ma a tratti sembra abbandonata, le tecniche agricole più comuni sembrano vecchie almeno settant’anni.

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Le case di una trentina di villaggi differiscono poco l’una dall’altra, giardino e poche stanze, scarsa manutenzione.

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Non solo le prospettive del regime comunista non deve aver fatto crescere di molto la dignità e la libertà, ma il post regime deve aver dimenticato queste zone almeno fino a poco fa.
Ma è in questo contesto che si costruisce un patrimonio di estrema bellezza e  semplicità, un monastero costruito con il legno di un solo albero.

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Ma col tempo si è sovrapposto altro, altre esigenze, altre risorse.

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La bellezza e la vita senza armonia con l’ambiente sono niente.
Grazie

Quarta tappa. Il monastero di Rila

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Anche solo questo luogo vale il viaggio.
Mi trovo in Bulgaria nel cuore delle montagne di Rila. Il monastero è orgoglio del Paese anche perché ha rappresentato la resistenza e la difesa del popolo bulgaro.
Il monastero è  costituito a custodia della chiesa della natività della Vergine.
La parte affrescata esterna parte con la rappresentazione del racconto del povero Lazzaro a metterci in guardia dal pericolo delle ricchezze.

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In chiave mariana è rappresentato il libro dell’apocalisse, che si conclude con riferimenti alla storia locale, un racconto vivo e attivo nella storia.

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Grazie

Terza tappa. L’orso di San Naum.

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Il monasteri di Sveti Naum ha come spazio preparatorio, interno al monastero, un viale di 500 mt la spiaggia sul lago sulla destra e sulla sinistra prima i souvenir e poi i ristoranti tipici.
Ma poi entrare in quello spazio di preghiera è tutt’altra cosa.
È scoprire la vita del fondatore la sorpresa del giorno, San Naum che difende l’orso dall’uso improprio che ne fa un contadino.

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Perché i santi sono proprio coloro che rimettono tutto nell’ordine del creato, nel rispetto di tutti gli esseri.

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Grazie

Seconda tappa. La sposa del lago.

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Il popolo albanese supera gli stereotipi che noi italiani gli abbiamo affibbiato.
L’impressione è spesso di avere a che fare con persone laboriose e miti.
L’Albania fatica a recuperare il percorso che lo porta alla modernità, ma non sta sbagliando strada.
Sembrerebbe il posto per seminare speranze, invece Marina ha sposato Loran e lo seguirà in Toscana dove ha un’impresa edilizia e sta contribuendo a costruire il nostro Paese.
Grazie.

Prima tappa. San Nicola.

Partire per l’oriente è possibile per molte strade, scegliere il porto che ti permette di abbracciare il santo che viene da Mira la preferisco.

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Traslato o trafugato, babbo natale o San Nicola, una figurina o un uomo di fede, pare guardare con disinteresse nel tentativo di suggerire spazi, relazioni, chiese e comunità che sappiano accogliere tutti e tutto con amore.
Lo suggerisce anche questa chiesa riuscendo ad accordare stili, e riti diversi.

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Il viaggio riparte.
Grazie