Nella mia permanenza estiva nella comunità della Piccola Famiglia dell’Annunziata, ho cercato di comprendere al meglio la persona di don Giuseppe Dossetti, una figura poliedrica, che nel corso della sua intensa vita è stato leader della resistenza antifascista, docente universitario di diritto ecclesiastico, vicesegretario della Democrazia Cristiana, eletto alla costituente fece parte della Commissione dei 75, infine monaco.
A Monte Sole ho incontrato Fratel Luca, dietro l’apparenza di mite monaco si celava un esperto conoscitore dell’Islam e della cultura orientale, riporto qui gli appunti di questo incontro che ho tentato di risistemare.
Fratel Luca ha conosciuto don Giuseppe nel 1986, mentre era convalescente da una malattia presa ad Amman, rimase colpito dalla passione con cui celebrava l’Eucarestia e per il modo di accostarsi al testo biblico, cioè attraversando l’esperienza umana, ne aveva un approccio esistenziale. Anche le problematiche più attuali, riusciva, senza a tradire il testo, a metterle a confronto con le scritture. Non che leggesse le scritture attraverso i fatti storici, ma illuminava i fatti attraverso la Parola. In tutto questo aveva una forte capacità di coinvolgimento nella storia che si stava vivendo, perché egli per primo era pervaso da un sentimento di profonda solidarietà col genere umano.
“Qual è il proprio dell’impegno del cristiano? Rimane quello di una partecipazione ai beni che il Signore ci ha voluto donare attraverso la consacrazione battesimale, è un dono che va partecipato”, queste stesse parole di don Giuseppe aprono alla comprensione di quest’uomo di cui non si può distinguere la sua consacrazione a Dio con ciò che viveva nella storia; un appassionato della storia e del Signore.
In “Eucarestia e Città” fa un’analisi della città dell’uomo vedendone i rischi e le potenzialità, dando l’affermazione che questa città ha bisogno di una profonda sanazione. Il contributo cristiano è contribuire alla sanazione dalle dinamiche profonde della storia. Vivendo appieno il proprio del cristiano, di un rapporto di un vivere nella vita nuova, conforme alla piena maturità di Cristo. Se un gruppo cristiano vive la Carità (la vita di Dio), immette nel corso della storia una potenza di grazia, capace di sanare la società umana a contribuire per la costruzione di processi positivi, non dettati da una ideologia umana, ma che hanno una loro efficacia, attraverso la grazia di Dio. Questo deve essere visto, attraverso la distinzione tra il piano interiore e relazionale con gli altri, per trasmettere una sapienza che viene dall’alto, senza rinunciare di dire il particolare della propria esperienza.
Il proprio cristiano può fecondare le altre culture, ed essere arricchito da altre prospettive. Se è vero che la rivelazione è compiuta in Cristo, è però vero che il cammino della storia deva ancora portare a compimento la piena svelazione del mistero di Cristo, ogni popolo ha la sua vocazione rispetto al mistero di Cristo, ci sono aspetti che devono essere svelati attraverso il contributo di tutti i popoli. Proprio per questo don Giuseppe viveva un senso di solidarietà con tutta la storia umana, sia con i drammi, sia con la ricerca del mistero di Dio in Cristo. Il suo essere monaco, lo portava ad accogliere l’iniziativa di Dio e a sentire i problemi di tutti gli uomini come suoi, ad affrontarli attraverso la preghiera personale, la conversione continua e dare il suo contributo nei momenti chiave. Proprio per questo nel 1994 interruppe il suo rigoroso silenzio di monaco per entrare nella discussione politica sulla costituzione.
Per questo profondo senso di solidarietà con la storia egli preferì costruire il suo monastero e dar vita a questa famiglia monastica proprio nei pressi dei resti di Casaglia (BO), dove il 29 settembre 1944 una divisione di soldati tedeschi compì “il più vile sterminio di popolo” (Salvatore Quasimodo), solo in quel giorno 147 civili di cui 50 bambini furono uccisi per rappresaglia, nei giorni successivi si contarono 770 morti.
Il rapporto con le Sacre Scritture li assume connotati particolari, proprio perché è immergersi nella storia di Dio con l’uomo. Più il rapporto con la scrittura si approfondisce, più cresce la consapevolezza che fondamentale è l’iniziativa preveniente di Dio che ci coinvolge, che ci fa strumenti nella sua mano. Questi pensieri vogliono esserei semplicemente, nel modo più semplice il vivere la vita cristiana che don Dossetti ha voluto riportare all’essenziale. Accogliere la grazia di Dio, la vita nuova che ci ha donato e renderne partecipi gli uomini del nostro tempo, per far questo bisogna alimentarsi alla vita sacramentale, e alla vita di parola, dove i sacramenti sono trasmissione di vita divina.
Per quanto gravi siano le pene che l’uomo porta, nell’Eucarestia gioire.
A Monte Sole ho incontrato Fratel Luca, dietro l’apparenza di mite monaco si celava un esperto conoscitore dell’Islam e della cultura orientale, riporto qui gli appunti di questo incontro che ho tentato di risistemare.
Fratel Luca ha conosciuto don Giuseppe nel 1986, mentre era convalescente da una malattia presa ad Amman, rimase colpito dalla passione con cui celebrava l’Eucarestia e per il modo di accostarsi al testo biblico, cioè attraversando l’esperienza umana, ne aveva un approccio esistenziale. Anche le problematiche più attuali, riusciva, senza a tradire il testo, a metterle a confronto con le scritture. Non che leggesse le scritture attraverso i fatti storici, ma illuminava i fatti attraverso la Parola. In tutto questo aveva una forte capacità di coinvolgimento nella storia che si stava vivendo, perché egli per primo era pervaso da un sentimento di profonda solidarietà col genere umano.
“Qual è il proprio dell’impegno del cristiano? Rimane quello di una partecipazione ai beni che il Signore ci ha voluto donare attraverso la consacrazione battesimale, è un dono che va partecipato”, queste stesse parole di don Giuseppe aprono alla comprensione di quest’uomo di cui non si può distinguere la sua consacrazione a Dio con ciò che viveva nella storia; un appassionato della storia e del Signore.
In “Eucarestia e Città” fa un’analisi della città dell’uomo vedendone i rischi e le potenzialità, dando l’affermazione che questa città ha bisogno di una profonda sanazione. Il contributo cristiano è contribuire alla sanazione dalle dinamiche profonde della storia. Vivendo appieno il proprio del cristiano, di un rapporto di un vivere nella vita nuova, conforme alla piena maturità di Cristo. Se un gruppo cristiano vive la Carità (la vita di Dio), immette nel corso della storia una potenza di grazia, capace di sanare la società umana a contribuire per la costruzione di processi positivi, non dettati da una ideologia umana, ma che hanno una loro efficacia, attraverso la grazia di Dio. Questo deve essere visto, attraverso la distinzione tra il piano interiore e relazionale con gli altri, per trasmettere una sapienza che viene dall’alto, senza rinunciare di dire il particolare della propria esperienza.
Il proprio cristiano può fecondare le altre culture, ed essere arricchito da altre prospettive. Se è vero che la rivelazione è compiuta in Cristo, è però vero che il cammino della storia deva ancora portare a compimento la piena svelazione del mistero di Cristo, ogni popolo ha la sua vocazione rispetto al mistero di Cristo, ci sono aspetti che devono essere svelati attraverso il contributo di tutti i popoli. Proprio per questo don Giuseppe viveva un senso di solidarietà con tutta la storia umana, sia con i drammi, sia con la ricerca del mistero di Dio in Cristo. Il suo essere monaco, lo portava ad accogliere l’iniziativa di Dio e a sentire i problemi di tutti gli uomini come suoi, ad affrontarli attraverso la preghiera personale, la conversione continua e dare il suo contributo nei momenti chiave. Proprio per questo nel 1994 interruppe il suo rigoroso silenzio di monaco per entrare nella discussione politica sulla costituzione.
Per questo profondo senso di solidarietà con la storia egli preferì costruire il suo monastero e dar vita a questa famiglia monastica proprio nei pressi dei resti di Casaglia (BO), dove il 29 settembre 1944 una divisione di soldati tedeschi compì “il più vile sterminio di popolo” (Salvatore Quasimodo), solo in quel giorno 147 civili di cui 50 bambini furono uccisi per rappresaglia, nei giorni successivi si contarono 770 morti.
Il rapporto con le Sacre Scritture li assume connotati particolari, proprio perché è immergersi nella storia di Dio con l’uomo. Più il rapporto con la scrittura si approfondisce, più cresce la consapevolezza che fondamentale è l’iniziativa preveniente di Dio che ci coinvolge, che ci fa strumenti nella sua mano. Questi pensieri vogliono esserei semplicemente, nel modo più semplice il vivere la vita cristiana che don Dossetti ha voluto riportare all’essenziale. Accogliere la grazia di Dio, la vita nuova che ci ha donato e renderne partecipi gli uomini del nostro tempo, per far questo bisogna alimentarsi alla vita sacramentale, e alla vita di parola, dove i sacramenti sono trasmissione di vita divina.
Per quanto gravi siano le pene che l’uomo porta, nell’Eucarestia gioire.
Grazie fratel Luca
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anche io ho vissuto un’esperienza indimenticabile e significativa presso le sorelle di Montesole, leggere il suo post mi ha fatto rivivere delle emozioni profonde…
buon cammino!