I miei bambini lo sanno, quando passo da casa loro, devono nascondere i giochi che (secondo il sistema PEGI) non possono usare. Appena ho l’occasione dico ai genitori di tener d’occhio le indicazioni sulla scatola dei videogiochi, anche se poi sottobanco avviene di tutto, ho beccato un bimbo di tre anni alla playstation con gioco vietato ai minorenni!
Noi che in Italia siamo macchinosi abbastanza, cadute di governo permettendo, abbiamo un disegno legge che aggiungerà, una volta approvato, al sistema PEGI un sistema ulteriore di controllo!
Pronta già una petizione per scongiurare il possibile ritardo della distribuzione dei giochi, con una motivazione secondo me interessante:
"potrebbe comunque mettere a repentaglio la stessa tutela dei minori, perché la procedura alimenterebbe la pirateria, specie su Internet, e spingerebbe lo sviluppo delle importazione parallele – perfettamente legali – da altri paesi europei dove non vige il sistema del doppio controllo".
mmm, un po eccessiva. Ma il rischio è reale se poi si vuole considerare il p2p, si otterrebbero prima e gratis (illegalmente però).
Problema: è sufficiente il sistema PEGI? Secondo me no. Non è sufficientemente garantita l’imparzialità del giudizio sul videogioco, perché la Pegi è sviluppata dalla Interactive Software Federation of Europe, ne fanno parte:
Game publishers
- Activision
- Atari
- Buena Vista Games
- Electronic Arts
- Eidos
- Konami
- Microsoft
- Nintendo
- SCEE
- Take 2 Interactive Software
- THQ
- Ubisoft
- Vivendi Universal Games
Local interactive software associations
- aDeSe - Spain
- AESVI - Italy
- BIU - Germany
- ELSPA - Great Britain
- SELL - France
- SIEA - Switzerland
- MDTS - Sweden
- BLISA - Belgium / Luxemburg
- NVPI - the Netherlands
- NSM - Norway
- MUF - Denmark
- OVUS - Austria
- FIGMA - Finlan
Chi di questi tutela i minori?
Grazie
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Gennaio 23rd, 2008 at 15:04
Gentile Don Tommaso,
ho letto con interesse il suo intervento ma non mi trovo d’accordo con quanto lei afferma. Il PEGI è uno strumento che, per ciò che deve fare, funziona. Se il PEGI dice che il videogioco è +18 quel videogioco EFFETTIVAMENTE è per maggiori di 18 anni e non vi troveremo mai i puffi che ridono. Se il PEGI dice invece che un videogioco è +3 le assicuro che non troverà all’interno nè pistole, ne combattimenti o quanto altro. Detto ciò mi sembra evidente che il PEGI, nato per far capire all’acquirente a chi è destinato quel prodotto, funzioni ed anche bene. Il problema è ben un altro… chi mette nelle case dei suoi bambini i videogiochi +18? Li rubano forse? Allora magari abbiamo altri tipi di problemi con quei bambini… ma no, non ritengo che li rubino ma che qualcuno, un adulto, li propone loro. Forse i genitori stessi perchè vedono “offerta…5 euro!!!” e, felici del prezzo e menefreghisti del figlio, acquistano contenti il videogioco +18 e lo portano al bambino! felici e contenti di aver risparmiato magari 30 euro…non comprando un videogioco che era, secondo il PEGI +3.
Lei scrive “Non è sufficientemente garantita l’imparzialità del giudizio sul videogioco (con il PEGI)”. Allora voglio farle una domanda. E’ in grado di scrivermi qui, in un post pubblico, il nome di almeno tre videogiochi che, consigliati dal PEGI ad esempio ad un pubblico di bambini da 3 a 12 anni, hanno al loro interno scene di violenza? E’ in grado di farmi esempi tali per cui il PEGI a suo avviso non funziona? Le chiedo questo, ribadendole lo scopo del PEGI: fare in modo che ciò che è scritto nella scatola sia consono con l’interno, e non controllare i genitori che comprino giochi idonei ai loro figli.
La ringrazio
cordiali saluti
simonaX
Gennaio 23rd, 2008 at 15:40
Cara Simona
non ti scaldare, volevo solo far notare che alla produzione del PEGI non mi risulta garantita, da alcuna associazione per minori, la tutela degli stessi. Non ho mai inteso dire che il PEGI sia sbagliato per qualche videogioco, anche perché non ho tempo per giocare.
Che la legge sia macchinosa lo ammetto anch’io.
Che gli adulti siano incapaci di educare i propri figli anche e soprattutto per ciò che riguarda la modernità basta scorrere qualche post indietro.
Preciso il mio intento con questo post: far riflettere che come succede per tante situazioni, anche per il PEGI c’è chi si ritrova in qualche modo giudice di se stesso, anche indirettamente. Sono convintissimo anche che nessuna casa di videogiochi importante voglia mettere a repentaglio la propria buona fama rilasciando indicazioni sbagliate per i propri prodotti.
La domanda che resta e ti rilancio: chi mi garantisce senza ombra di dubbio alcuno i minori?X
Gennaio 29th, 2008 at 11:08
Buongiorno DonTommaso,
premesso che non mi sono scaldata ma ho puntualizzato alcune cose poiche’ non erano ben spiegate in quello che lei aveva scritto. “Problema: è sufficiente il sistema PEGI? Secondo me no. Non è sufficientemente garantita l’imparzialità del giudizio sul videogioco, perché la Pegi è sviluppata dalla Interactive Software Federation of Europe”. Lei dice che il PEGI non e’ corretto ed imparziale per questo sono intervenuta. la tutela dei minori va in primo luogo effettuata dalle fonti primarie di socializzazione che sono:
- famiglia
- scuola
- chiesa
- associazioni ricreative e sportive
Questi sono coloro che devono badare ai minori, ma certo, sulla base di un mercato “non pericoloso”. Io continuo a ritenere che il mercato dei videogiochi non è pericoloso: e’ ben organizzato e molto chiaro (con il PEGI) nelle descrizioni dei prodotti. Pericolosa invece è l’ignoranza alle nuove tecnologie dei genitori e degli adulti che, per pigrizia magari, non si spingono leggermente oltre per capire cosa è bene e cosa no per il proprio figlio.
Per correttezza, poichè da quello che ho capito lei pensa in breve che partecipano al PEGI gli stessi che produzono i videogiochi, le scrivo correttamente come funziona:
“Il PEGI è stato sviluppato tra il 2001 e il 2002 da un gruppo di lavoro pubblico – privato, dopo aver analizzato tutti i sistemi nazionali preesistenti, su impulso dell’Associazione europea degli editori di software interattivo ISFE (Interactive Software Federation of Europe) e con il sostegno della Commissione Europea che lo considera un modello di armonizzazione nel campo della protezione dei minori. E’ operativo da aprile 2003 e amministrato dal NICAM (Netherlands Institute for the Classification of Audiovisual Media), un istituto olandese indipendente che si occupa di classificazione dei mezzi di informazione audiovisivi.”
“La procedura per la classificazione è configurata in modo tale da evitare il più possibile il rischio di incorrere in classificazioni non corrette del prodotto.
Innanzitutto la classificazione non è affidata alla sola auto-valutazione del produttore, ma prevede un successivo esame critico da parte di un ente indipendente, l’istituto olandese NICAM, volto a verificare l’idoneità della classificazione proposta dal produttore.
Inoltre, la risoluzione di eventuali controversie sul tema è affidata ad un ente indipendente denominato PEGl Complaints Board (PCB) formato da esperti in protezione dei minori, psicologi infantili e, più in generale, da rappresentanti di un vasto campione della società, che può imporre sanzioni anche molto pesanti al produttore, come il ritiro del gioco dagli scaffali fino ad avvenuta sostituzione della classificazione nel packaging del prodotto. Questo rappresenta un costo significativo per l’industria e ciò assicura che l’editore sia estremamente prudente nella classificazione di un gioco.
Ogni editore che decide di utilizzare il PEGI deve inoltre firmare un Codice di Condotta con il quale si impegna a salvaguardare la coerenza della pubblicità del suo prodotto rispetto all’età
consigliata e al contenuto del gioco.”
Spero che adesso sia più chiaro per tutti: il PEGI è decretato, gioco per gioco, da un ente indipendenta, che le assicuro nulla c’entra con i produttori stessi, che anzi spesso, non sono molto felici dei valori che il PEGI attribuisce ai loro prodotti.
Consiglio ai genitori dei bambini che segue un libro, che abbiamo da poco pubblicato “mamma non rompere sto imparando!” che educa il genitore alla corretta utilizzazione dei videogiochi insieme ai propri figli, ed ancor più importante alla scelta, al momento d’acquisto, di videogiochi che possono essere educativi e non semplici e banali sparatutto.
La ringrazio di aver pubblicato il mio post
a presto
simona sebastianoX
Gennaio 29th, 2008 at 12:19
“La ringrazio di aver pubblicato il mio post” pubblico tutti i post che non siano offensivi, il tuo non solo non lo è ma è perfettamente in linea con l’idea di dialogo.
La validità del Pegi come strumento qui non è in discussione, la discussione è la garanzia.
Il termine garanzia, quando ci si riferisce a prodotti commerciali, purtroppo non è univoco, quindi la chiarezza è necessaria.
Perché ci sia garanzia nel caso del Pegi, vorrei vedere allo stesso tavolo, con la stessa dignità, sia le associazioni di sviluppo software che le associazioni di tutela minori. Sono convinto che fino ad ora il Pegi abbia ben classificato ogni gioco.
Resta certamente a parte il problema che le agenzie educative devono ovviare alla carenza di attenzione da parte dei genitori, che incautamente lasciano indipendenti i figli nella scelta dei videogiochi.
È significativo che un gioco, giustamente identificato come inidoneo dal Pegi per minori, goda di una pubblicità mediatica tale da suscitare maggior interesse nei minori stessi e questi possano tranquillamente procurarselo.
Spero di essere stato più chiaro.
a prestoX