Viaggiare per me è sempre un cammino interiore, quanto mai ora ne ho bisogno, bastano 4 giorni…

Sono in attesa ancor prima che arrivi l’ora (8:55 1 maggio 2008).

Non è solo staccare, ma anche ritrovare amici che se anche a distanza si viaggia sempre sulla stessa barca.

Beato chi resta??

Grazie

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Articolo per la “Chiesa e la Via”, giornalino della mia Parrocchia.

«Sentinella, quanto resta della notte? Sentinella, quanto resta della notte?».

La sentinella risponde: «Viene il mattino, poi anche la notte; se volete domandare, domandate, ritornate, venite!». (Isaia 21, 11-12)

In “De bello Gallico” Gaio Giulio Cesare ci riferisce chi fossero i desiderantes: soldati che stavano sotto le stelle ad aspettare quelli che dopo aver combattuto durante il giorno, non erano ancora tornati. Da qui il significato del verbo desiderare: stare sotto le stelle ed attendere.

Il desiderio di chi interroga la sentinella è di poter vedere la luce del giorno, dopo aver attraversato un’interminabile notte e il giorno appare il compimento di un’attesa fiduciosa.

Il tempo presente sembra averci consegnato ad una notte senza sera, le prospettive di chi si affaccia per scorgere il futuro prossimo non sono certo rosee. Lo scontro tra culture non da segni di cedimento. Il sistema economico mondiale invece di salutare benevolmente lo sviluppo di Cina e India, deve fare i conti con un consumo eccessivo di risorse. Non possiamo non accorgercene, basta fare il pieno di carburante o la spesa del pane.

Il crollo delle ideologie che si proponevano come risposte concrete alle esigenze della società, non cede il passo a nuove idee; anche la politica si consegna, interpretando il sentimento popolare, all’individualismo; stiamo assistendo ad un individualismo che si fa sistema della collettività nel territorio; capite bene che questa non è una risposta adeguata all’emergenza, semmai potrà essere vittoria della parte di popolazione più forte.

La sentinella nell’assicurarci l’alba ci ricorda che presto verrà di nuovo il tramonto, non risponde solo alla domanda, ci prospetta una verità conosciuta, ma spesso poco considerata, il giorno e la notte si alternano, quindi se la nostra domanda nasconde in se il desiderio profondo di sicurezza e di certezze per il futuro, abbiamo anche la risposta: aver voglia di domandare e decidersi a ritornare.

Aver voglia di domandare stavolta non ciò che appaga i nostri desideri superficiali, ma ricercare una risposta alla domanda di senso della storia e della vita.

Ritornare a far sistema nella solidarietà, perché mi interessa il bene dell’altro; ritornare ad aver fiducia nell’altro, perché non sarà un guadagno per noi il suo detrimento. Don Giuseppe Dossetti, con il dono della profezia che lo caratterizzava, disse: “Noi stiamo entrando in un’età caratterizzata dal primato del contratto e dall’eclissi del patto di fedeltà” (18 maggio 1994).

Il saper domandare e il ritornare sono oggi esigenze della storia, senza le quali nessun sistema economico, nazione, ideologia o partito, ci porteranno ad affrontare la notte e saper aspettare il giorno.

Grazie

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Naturalmente è uno scherzo, i miei portatili sono in mia mano!

Grazie per il sorriso al mio ritorno notturno.

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Sono la specie di cui il curato di campagna deve aver maggior cura e delicatezza, sono distanti non fisicamente (a volte si), ma sono al confine con un’adesione fatta di piccoli gesti; ricordano che il loro nonno li portava a benedire la palma la domenica prima di pasqua, loro ripetono questo gesto, per non perderne l’aria di festa che ne comportava.

Bisogna sfruttare con loro ogni occasione di annuncio come se fosse il primo, senza poter sperare che venga accolto col giusto stupore; perché loro sono “più cattolici del Papa” che non hanno “mai ammazzato nessuno”.

Entrando in casa di uno di questi per la annuale benedizione delle famiglie, visto che non sono abituati alla preghiera comune, il curato potrà sentirsi rispondere al saluto pasquale “Pace a questa casa e a quanti vi abitano”: “Quattro persone, ora due non ci sono che sono usciti a far la spesa”! Il curato non dovrà ridere, ne tentare una catechesi sul saluto pasquale, è inutile.

Si potrà ben sperare in un’accoglienza personale, potrà essergli simpatico il parroco, il risultato sarà che verranno con palme più vistose la domenica di passione.

Grazie

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Non vi prometto nulla, ma sembra che prometta di contattarmi gratuitamente via internet direttamente sul numero di cellulare o a casa.

Grazie

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apr 142008

Avviso: non mi toccate la Costituzione

Il commento video:

Grazie

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Li riconosci dall’aria saccente che hanno in tutte le occasioni comunitarie. Di solito sono presenzialisti. Esperti di tutto, il loro è uno stile di vita: ne sanno più del medico, del farmacista, del sindaco, del Papa, del Vescovo, e normalmente più del parroco.

Credo che ricerchino dal vocabolario le parole più inusuali, l’importante che è la gente li guardi con aria interrogatoria quando parlano; non importa se chi li ascolta segretamente si domanda “ma che ci azzecca?”!

Non hanno mai messo un chiodo, ma potrebbero scrivere un bel volume su “Dei secento modi per mettere chiodi”.

Il parroco di campagna se non vuole litigare con loro deve essenzialmente fare poche cose:

- quando parlano di cose fatte da altri e loro stanno pontificando su come bisognava procedere, non deve cedere alla provocazione; basta dirgli platealmente “hai ragione”, gli hai dato quello che volevano e torneranno a casa felici.

- quando hanno proposte, anche le più strampalate, insulse, inutili, sballate, non importa bisogna solo rispondere “Fai tu. Organizza”; stai pur certo che non faranno nulla di quanto hanno proposto.

Seguendo queste brevi istruzioni il curato di campagna si eviterà che da parte di questi parrocchiani partano polemiche, è vero che le nostre azioni non si basano sul consenso, ma meglio senza.

Grazie

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La categoria di parrocchiani che avrà sempre il mio rispetto e la mia stima è quella fatta di persone che incarnano l’idea fondamentale di servizio, quindi stavolta sarò il più serio possibile. Sono stati al servizio della comunità magari anche nel cambio infinito di parroci, con qualsiasi clima e magari anche quando venivano contestati.

Erano li quando il parroco non mostrava segni di gradimento.

Erano li quando il servizio pesava e costava.

Erano li quando c’era da fare lavori non gratificanti.

Erano li e non ne hanno guadagnato nulla.

Erano li e se ne sono stati zitti.

Comunemente vivono bene il loro impegno, ma spesso non accettano i cambiamenti radicali.

Quindi il buon curato di campagna non dovrebbe leticare* mai con loro, se non per fargli entrare in un nuovo ordine di idee, se proprio lo deve fare lo faccia con moderazione e tanta tanta stima.

Grazie

* cerco così di tradurre in italiano il senso che noi calabresi diamo al “liticare”: discutere e manifestare con forza le proprie opinioni, ma non è un litigio.

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Dalla serie dei parrocchiani:

Sono quelli che puntualmente non sono stati informati degli appuntamenti e delle iniziative, quando vengono in ritardo, non entrano dimessi, ma con sguardo accusatorio quasi a dire:”chi ha ordinato di anticipare la riunione? Perché non sono stato consultato per una decisione così grave?”

Affrontare questi non è poi così impossibile, basta fargli notare che:

- l’avviso c’è stato a messa

- abbiamo un giornalino parrocchiale

- abbiamo un sito web

perché siano più civili bastasse che prendessero più parte alla vita comunitaria, poi in fondo non sono così male.

Grazie

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