Il discorso di Pasolini di lucidissima critica del mezzo comunicativo va li alla radice, alla ricerca di principi necessariamente traditi dai limiti del mezzo. Non ha visto i nostri giorni, in cui la televisione è maestra di egotismo etico, seminagione di citrulli che si lasciano accarezzare gli istinti più bassi al grido: “che c’è di male”.
Qualcuno dice che “la televisione è morta e sepolta” perché c’è internet. Mi spiace osservare, ma senza dati oggettivi, che la maggioranza non usa a pieno il mezzo, in modo particolare gli adolescenti; per loro non è più ne meno che una televisione con più canali o un sostituto a buon prezzo dell’sms. Stavolta il limite non è il mezzo, praticamente senza confini sensoriali, senza efficaci sistemi censori. Se usato solo per sfogare le proprie pulsioni questo mezzo è mortificato, mai verrà arricchito chi lo usa.
Internet permette l’opportunità di conoscere davvero ogni opinione. Aprire lo sguardo ad ogni conoscenza. Ma se non ami la verità, hai limiti nell’apprendimento di testi, se ti sfugge la logica, se apprezzi solo quello che gusti e non ti apri alle opinioni dell’altro, internet è solo una ciabatta.
Strategie risolutive?
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Abbattere le antenne televisive? È terrorismo!
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Educare nella scuola all’uso del mezzo? Non ci sono soldi per spiegare bene la cosa agli insegnanti!
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Aspettare che lo facciano i genitori? Sono peggio dei figli!
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Gettare la spugna? Non mi è permesso!
Resto in attesa di consigli…
Grazie
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«Educare non è mai stato facile e oggi sembra diventare sempre più difficile. Lo sanno bene i genitori gli insegnanti i sacerdoti e tutti coloro che hanno dirette responsabilità educative. Si parla perciò di una grande “emergenza educativa” confermata dagli insuccessi a cui troppo spesso vanno incontro i nostri sforzi per formare persone solide, capaci di collaborare con gli altri e di dare un senso alla propria vita (…). Si parla inoltre di una frattura tra le generazioni, che certamente esiste e pesa ma che è l’effetto, piuttosto che la causa della mancata trasmissione di certezze e di valori»; così si esprimeva Papa Benedetto XVI il 21 gennaio scorso.
Le certezze sono i dati fondanti dei valori, questi si declinano in stili di vita e atteggiamenti. Nella trasmissione della vita di fede i contenuti, i valori e gli stili li troviamo tutti in una storia, nella storia della salvezza. Dio si fa conoscere, in una progressione che lo conduce alla Salvezza, non intesa solo come personale, ma in una integralità che porta l’umanità e la storia. La presenza di Cristo apre la strada al Regno di Dio, con le caratteristiche proprie di Verità, Giustizia, Misericordia e Pace. Chi conosce Dio, lo ama, lo segue e persegue i valori del Regno.
Le nuove generazioni sono accolte nel regno? Viene fatta loro una proposta di protagonismo nella realizzazione del regno? Non sappiamo dire quale anello generazionale abbia mancato per primo di trasmettere la fede, o se ce ne sia qualcuno che la abbia rifiutata; ma se lo scambio generazionale non c’è, abbiamo il dovere di ricostruirlo.
Trasmettere la vita di fede significa trasmettere un storia di relazione tra Dio e l’uomo, una storia che interessa chi l’annuncia e chi la riceve. La storia di un popolo che non è solo quello di Israele, come se fosse una storia tra tante storie, ma la nostra storia perché ci conduce fin qui ora nel popolo di Dio, ci proietta definitivamente dentro la storia della salvezza. Realizzando ciò abbiamo aperto le porte alla comunicazione di idee, valori ed esperienze tra generazioni che ormai non si affrontano nemmeno più, perché si avvertono troppo distanti.
La Chiesa, intesa come comunità dei seguaci di Cristo, ha il dovere di annunciare mostrando realizzato il regno di Dio, non basta proclamare i valori per trasmetterli, la nostra deve essere un proposta di vita da desiderare, amare e scegliere, come la via migliore di tutte.
L’amore per Dio, significa anche amare tutte le tracce del suo passaggio che non possono essere chiuse esclusivamente nella bibbia. Tutta la creazione, l’uomo e il suo operare nella storia ci parlano di Dio. Chi ama Dio, ama l’arte, la storia, la scienza e fa di tutto per carpirne tutti i segreti al fine di scorgerne l’echeggiare della sua parola, che anche li è parola di salvezza.
Il ruolo della Chiesa è determinante nel voler affrontare l’emergenza educativa, alcuni obiettivi chiari: dare un senso di speranza alla storia, legare le generazioni in un patto di fede, trasmettere l’amore per la Verità.
[Articolo per la Chiesa e la Via]
Grazie
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Ospito volentieri Andrea, oltre per l’amicizia che ci lega, anche per un senso profondo di rispetto che ho per lui che pur di poter esprimere la sua vocazione all’insegnamento si è fatto supplenze in posti assurdi, in uno di questi ho visto la neve a maggio, che per un prof terrone resta sempre una cosa straordinaria e difficile da sopportare.
Caro don Tommaso,
scrivo sul tuo blog questo mio intervento. Serve a sensibilizzare le coscienze di tutti e sottolineo di tutti i cittadini su uno dei più gravi attentati alla democrazia del nostro Paese.
Fra pochi giorni, infatti, la Riforma della scuola del ministro Mariastella Gelmini passerà anche al Senato e quindi per la gioia di tutti ci ritroveremo, un po’ nostalgicamente, classi di 30 bambini in grembiule e voto in condotta tenute a bada da un solo ed unico insegnante! Utilizzo il termine “tenere a bada” perchè solo questo potrà fare un maestro solo davanti a 29 ragazzini di scuola elementare.
Non solo. Il decreto, vado subito al sodo, prevede un drastico taglio al personale. Cifre alla mano, nel decreto, si parla di 130 mila posti in meno. Facendo un calcolo veloce ci troviamo di fronte ad un uragano sociale ed economico pari a 8 volte Alitalia.
E cosa faranno tutti questi colleghi?
La situazione è drammatica. Ieri mattina, dopo l’assemblea sindacale, mi sono trovato a consolare molte colleghe. Gente che da quattro, cinque anni vive nella precarietà e nella speranza di una sistemazione degna del nome. Gente che ogni mattina va a fare il proprio lavoro con entusiasmo. Come faccio a non stare dalla loro parte? In fondo, mi ritrovo di ruolo all’improvviso ed ero anche io precario e disoccupato fino al Luglio scorso.
Dopo l’assemblea, il compito è duro: mettersi il sorriso sul volto e con uno stato d’animo abbattuto entrare in classe e continuare la lezione. “Lo spettacolo deve andare avanti”, così ci ha spiegato qualcuno e allora eccomi lì.
Con la collega, in compresenza, dobbiamo parlare di diritti, doveri, democrazia, Costituzione. Si tratta della trovata “commerciale” di Mariastella: istituire nuovamente la vecchia e obsoleta “Educazione civica”, rinominata per l’occasione, per non scontentare nessuno e per far risvegliare dal sonno Ciampi, Scalfaro & C., “Educazione alla cittadinanza e alla Costituzione”. Con che coraggio andiamo a parlare ai ragazzini di diritti e democrazia in questo stato di cose?
Quello che chiedo a chiunque legga questo “inutile” e disordinato post, è di informarsi e di sostenere la battaglia per una scuola più efficiente e moderna. Una scuola dove ognuno sia valorizzato e trovi il suo posto. L’attacco alla scuola pubblica è nuovamente iniziato. Si tagliano Scuola e Sanità per coprire l’abolizione dell’ Ici e il Federalismo fiscale.
Il 30 c’è sciopero generale della scuola, forse arriva in ritardo, ma non è un caso che insieme ai sindacati confederali scendano in piazza Gilda e Snals, quest’ultimo da sempre vicino alla destra. Nella mia scuola scuola, l’adesione sarà massiccia. Scioperano tutti, anche quelli grandi e i bidelli “sistemati”. E’ un atto di civiltà e di solidarietà nei confronti dei colleghi più giovani e in difficoltà ed anche e soprattutto in difesa della scuola elementare, quella che fa onore all’Italia nel mondo.
Un atto di solidarietà che ancora mi fa sperare in un mondo più giusto!
Grazie don Tommaso per l’ospitalità e a presto!
Andrea
Grazie Andrea.
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Di questa iniziativa ne parlai tempo addietro, mi resta il desiderio di organizzarla qui…
Grazie
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Don Franco Liporace è stato mio compagno di classe e di stanza in seminario, siamo nati a 24 ore e a pochi km di distanza. Un uomo mite, paziente, lavoratore (lavorava l’estate per pagarsi il seminario), ma anche forte e risoluto. Un prete amante della Parola di Dio, devotissimo dell’Eucarestia, senza esagerare quasi un mistico. Non vi nascondo che per me era un modello. Ora stare in diocesi diverse ci allontanati un poco, ma l’amicizia non è persa.
Appena saputa la notizia dal Sir, l’ho chiamato, è tranquillo e non si è scoraggiato.
Questa intimidazione getta del fango sulla città dove svolge il ministero, ma sono sicuro che è l’azione stupida di pochissimi, ignoranti e vili che si fanno forza nella notte e non, come sarebbe più logico, sanno far leva sulla forza delle idee.
Spero che Grisolia possa fare una profonda riflessione su quanto è successo, possa ribadire il valore dell’azione pastorale di don Franco e sappia dire no alla violenza.
Grazie
update: leggi il commento di don Franco
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Chi non lo ha ancora mai usato non sa cosa si perde, e soprattutto quanto ha perso in €!
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