I problemi più concreti sono tutti a riferirsi che ci troviamo in un epoca che è radicalmente diversa da quella che ci ha preceduto, le soluzioni che il clero o la gerarchia ha trovato nei secoli oggi non necessariamente risolvono, persistere in alcuni stili non è solo inutile ma può risultare dannoso.
Sistemazione di alloggio, vitto, lavatura e stiratura (come direbbe Totò), è il primo che si incontra, particolarmente al primo incarico, perché di solito è la parrocchia libera più alta, in senso di quota altimetrica, dove a questo punto bisogna decidersi, o si fa l’eroe decidendo di obbedire al diritto canonico e quindi si risiede nel territorio, oppure si fa il pendolare con un normale detrimento dell’azione pastorale.
Trovata la sistemazione di casa, chi ti aiuta nelle faccende domestiche? I preti giovani di un tempo trovavano la perpetua, doveva essere anziana e arzilla; diciamoci la verità oggi dove sono più? Soprattutto con la qualità della riservatezza. Ok, fai da solo. Ma allora nessuno chieda piena disponibilità. Avete mai provato a cucinare qualcosa cercando di rispondere continuamente al citofono e al telefono?
Qualcuno poi ricorda che c’è sempre l’opportunità della vita comune che ci disimpegna dall’obbligo alla residenza, cioè i preti potrebbero raccogliersi in un’unica casa, troppi tentativi falliti a volte miseramente, secondo me per uno scontro di qualità necessarie, ciascun prete è ontologicamente conformato a Cristo capo, e due “capi” insieme son già troppi; in quest’ottica sarebbe già un bel traguardo farli collaborare nell’azione pastorale.
La vita affettiva del prete è la meno stabile che possa esserci perché alla prima difficoltà, appena emerge una fragilità fisica, umana o spirituale, quando gli tocca richiamare la comunità, si può far la conta di chi gli resta vicino tra parrocchiani, confratelli e gerarchia.
Il credito di fiducia necessaria perché il prete eserciti il suo ministero è ciò che si vende al più caro prezzo. Per ciò che si sente di preti pedofili e truffaldini, la gente comune non si fida più di noi. Ordinariamente appena esce un pettegolezzo su un sacerdote, si va alla ricerca di ipotetiche prove a suffragare le tesi sentite dalla parrucchiera, una vita come la nostra che è sempre sotto la lente d’ingrandimento offre continui spunti alle ambiguità delle malelingue.
Conosco il caso di un confratello che accusato di pedofilia, non godeva nemmeno della fiducia del suo avvocato difensore che lo consigliò di patteggiare; il giudice, trovandosi davanti le prove dell’inequivocabile innocenza del sacerdote lo condannò al minimo sospendendogli la pena; a questo sacerdote non è rimasto che espatriare. Quindi appena so che qualcuno fa un pettegolezzo su di me ringrazio il cielo che non sia qualcosa che riguardi il penale.
Le responsabilità del parroco sono varie e completamente differenti. Vi sembrerà strano, ma mi è tornata più utile la conoscenza appresa in 5 anni di geometra che quella di 7 anni di teologia. Mi sono occupato in 7 anni di vita sacerdotale più della qualità del cemento da usare per una ristrutturazione che della qualità della vita spirituale dei miei fedeli.
In 7 anni son passate per le mie mani oltre un milione di euro, spesi per strutture sulle quali han messo bocca tutti, a cominciare dalla Soprintendenza, ma nessuno di questi ci ha messo un centesimo.
Sinceramente mi vanto e mi pesa ora non aver i soldi per comprarmi un mezzo idoneo ai miei spostamenti.
A queste situazioni deve corrispondere una forte solidità del sacerdote, umana, fisica e spirituale. Ma per essere solidi bisogna aver obiettivi chiari. Ulteriore problema è la determinazione degli obiettivi pastorali.
L’azione pastorale del sacerdote dovrebbe essere ciò che si frappone tra la situazione concreta e gli obiettivi.
Il 99% della popolazione frequentante (che a sua volta è magari il 30% della popolazione residente), partecipa alla vita pastorale con queste motivazioni: quietare la coscienza sporca, rassicurarsi rispetto alle paure primordiali, darsi un ruolo sociale attraverso gli impegni ecclesiali; questi si oppongono con tutte le forze a qualunque seria azione pastorale perché è molto più rassicurante una festa di San Pasquale con banda alla processione e la serata canora, che un ritiro e un’attività caritativa; sono convinto che non si decide con forza per una seria conversione pastorale per evitare di perdere la gente che è ancorata all’immaginetta e ai profumi sacri; io direi volentieri “…e chi se ne frega!”, ma il sostegno ecclesiale in una scelta così significativa?
Senza parlare degli organismi di partecipazione alla responsabilità, se non c’è la condivisione degli obiettivi sono solo covi di vipere. Purtroppo ci ritroviamo generazioni di gente che di quello che dice il Vangelo e la Chiesa cattolica si fanno un baffo, loro hanno sempre fatto così e così deve restare, sperano sempre che qualsiasi cosa apporti sia una trasformazione gattopardiana.
Di solito chi determina gli obiettivi pastorali il contatto che ha con la realtà se va bene è Avvenire, qualche statistica se è sufficientemente aggiornato. Ho visto percorsi pastorali che erano l’orario dei treni: “entro il 30 giugno tutte le parrocchie devono avere il consiglio pastorale”, ma che poi se ci fosse gente motivata non importa a nessuno.
Che senso ha avere le chiese piene se poi non si distinguono da una sala giochi o una sala d’aspetto?
Aggiungici che ogni tanto lo perdi l’obiettivo, che ti distrai, sei stanco, se tentato, come tutti…
Qualcosa di spirituale ora ve la confido. Intendo affrontare l’anno che verrà sotto la guida della preghiera che mi fa usare il Messale Romano: “O Dio, che mi hai posto alla guida della tua famiglia
nel sacerdozio ministeriale, non per i miei meriti, ma soltanto per la tua grazia, fa’ che io compia degnamente il mio servizio e preceda, sulla via del Vangelo, la comunità che mi hai affidato.”. Un po sarà per me come il risuonare il “Chi mi ama mi segua” di Santa Giovanna D’Arco o il “Fatemi miei imitatori, perché io lo sono di Cristo” di San Paolo. Io ho chiari i miei obiettivi nonostante tutto. Tu?
Grazie
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Epperò…che ti sei sfogato ?
Per rispondere alla tua domanda…
…no, non ho chiari i miei obiettivi anche perchè il mio peggior nemico sono io…
Certo che mi sono sfogato, cosa vuoi che serva un blog…
e comunque sfido chiunque a contraddirmi, diciamo che ho scritto con senza addolcire
grazie
No no non ti contraddico…anzi
apprezzo moltissimo quello che hai scritto…concordo a pieno…sarà dura…