Dopo la proposta di Claudio di risolvere sostituendo i sacerdoti con dei robot (sappiate cogliere l’ironia mia e quella di Claudio), con serietà provo con idee mie.
Prendete questi come appunti di possibili soluzioni al problema, che va qualificato non solo nella pedofilia, ma anche per evitare false accuse, che purtroppo anche queste accadono; non parlo di cose che devono fare le alte sfere della gerarchia ecclesiale, ma di piccoli e cristiani atteggiamenti da mettere in essere nelle comunità parrocchiali. Credo che ogni genitore ha il diritto di poter accompagnare il proprio figlio alle attività della parrocchia e aver la certezza che fino all’imponderabile non gli accada nulla di rischioso, compreso l’incontrare un prete o un catechista pedofilo.
Penso che non ci siano momenti in cui i bambini possano restare soli con un adulto in parrocchia (per la confessione parlo più avanti), la catechesi dell’iniziazione cristiana deve essere fatta da un equipe di laici, mai uno solo, che affianchino il sacerdote in questo delicato compito, li dove non c’è la possibilità non c’è motivo per non fermare anche le attività e i sacramenti fino al superamento della pubertà, in attesa di formare giovani e adulti ad assumersi la responsabilità educativa cristiana.
Per la mia formazione è stato fondamentale da piccolo fare il chierichetto, non posso immaginare di dovermi privare della presenza dei fanciulli sull’altare, l’ambiente della sagrestia deve essere frequentato dai genitori, che almeno uno attenda fino all’uscita per la messa e finita vi rientri.
Per la confessione dei fanciulli si individuino gli ambienti migliori, dove permettere un controllo indiretto e la riservatezza del momento, sull’altare ad esempio, io fortunatamente ho un ambiente della sagrestia con una porta a vetro e la parte superiore del tramezzo è vuoto, permettendo di sentire ciò che accade, ma non ciò che si dice.
Al di la di quanto ho scritto, abbiamo l’esigenza di un radicato interesse della comunità cristiana per la cura dei fanciulli, dovunque si loda il sacerdote che sta con i bambini, ma troppo spesso li vedo trattati come una bambinaia a buon prezzo, con il solito spirito di delega dove tutto poco importa fino all’uscita di qualche scandalo.
Vi prego di considerare il seguito più come un riflessione personale e da ignorante in materia. Sospetto che la psicologia del pedofilo sia connotata innanzitutto da una insana ricerca del potere e dominio sulle persone, nella più contraddittoria ricerca della purezza. Penso che il pedofilo cerchi di affermare se stesso con il dominio dell’altro. Un’ascesi che mette al centro il peccato e non la grazia fa si che questi uomini non trovando in se stessi la purezza ricercata, la vogliano far propria dominando quella del bambino, alimentando così un circolo vizioso da cui non si può più uscire, dove lo stupro è il motore di una struttura psicologica malata fino allo spirito. Le comunità, alla scuola del vangelo, si devono riscoprire come luogo del servizio fraterno e neanche lontanamente sembrare gerarchia di potere, compreso sagrestano e catechista. Nella predicazione e nella formazione bisogna rimettere al centro la Grazia e non il peccato.
Per quel che mi riguarda solo così le comunità possono diventare il luogo dove con tranquillità e fiducia lasciare i bambini.
Grazie
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