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Trasparenza nella Pubblica Amministrazione, un passo avanti del Comune di Cosenza

trasparenza

Noto con piacere il passo avanti che il sito del comune di Cosenza ha fatto nel soddisfare il Decreto legislativo n.33/2013 riguardante il “Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”.
Finalmente dal sito http://www.magellanopa.it/bussola posso vedere ben cinque pallini verdi riferiti a http://www.comune.cosenza.gov.it.
Nell’attesa che aumentino i requisiti di trasparenza per il sito web, abbassando così la quota di quei 65 pallini rossi, riformulo la mia richiesta di verità e trasparenza nella pubblica amministrazione come unica arma contro la corruzione.
Grazie.

Lettera a don Piero

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Caro confratello leggo che ti sei fatto portatore di idee che vorrebbero giustificare, certamente in modo indiretto la violenza sulle donne. Secondo quanto a te attribuito le donne sarebbero delle provocatrici dell’eccesso maschile con i loro atteggiamenti.

Chissà cosa ti direbbe Gesù che seppe stare non solo vicino alle donne, ma addirittura nell’emblematico racconto lucano della prostituta a casa del fariseo Simone (Lc 7,36-50), si lasciò lavare, bagnare di lacrime, profumare e asciugare con i capelli i piedi; Gesù in quel gesto inequivocabilmente provocante, di natura erotico sessuale non ne colse gli effetti carnali, ma vi scovò tutto l’amore e lo ricambiò amando quella donna di amore fraterno. Questo brano mi interroga puntualmente, perché non so a te, ma a me le donne provocano tanti sentimenti, spesso contrastanti e trovare equilibrio così come ha fatto Gesù non è sempre facile.

È vero la colpa non è necessariamente nostra, buona parte è della nostra formazione. Spesso i seminari sono luoghi dove i sentimenti si tendono a reprimere e difficilmente ci viene offerta una educazione ai sentimenti. Peggio se ci si è nascosti anche agli occhi dei superiori, dietro un falso spirituale, fatto di merletti, cura devota e quasi maniacale della liturgia che sempre santa resta, ma così spesso svuotata dalla storia che vorrebbe redimere ed elevare. Non è sempre facile trovare tra i superiori uomini maturi affettivamente da cui prendere esempio, che sappiano indirizzare le nostre debolezze e che non coltivino fragili motivazioni.

Sì caro Piero, non è poi tutta colpa nostra se ancora questo celibato ecclesiastico facciamo fatica a viverlo in pienezza, fino allo sguardo di Cristo che sa guardare in ogni donna una sorella, una madre e una figlia. Ma continuo ad esser convinto che è il nostro sguardo a dover essere curato, perché altrimenti non ci sarebbe altra soluzione che far indossare dei burqa a ogni donna e forse manco basterebbe.

Non è del tutto colpa nostra se pur di sbandierare la tutela dei valori della famiglia una, sacra e inviolabile, ci siamo zittiti di fronte a chi il corpo delle donne lo ha prostituito ai propri fini economici, politici e culturali. A noi ci ha fatto paura e continua a farlo l’immagine dei cavalli cosacchi che si abbeverano alle fontane di Piazza San Pietro, i bambini mangiati a colazione dai comunisti, forse non abbiamo solo paura del cosacco, ma anche del corpo delle donne. Chi sa stuzzicare le nostre paure ci governa, e riesce anche a governare gli uomini di Chiesa, spingendo te fino a pubblicare quelle offese alle donne e provando implicitamente a zittire anche me.

Caro don Piero ti perdono per assenza di libertà e di piena avvertenza di ciò che facevi. Sai di cosa farei fatica ad assolverti? Noi preti che stiamo a contatto con Cristo vittima sacrificale dei nostri peccati, dovremmo riconoscerlo vittima nelle donne vittime del macismo e della misoginia. Pensa alle donne che sono vittime di stupri, e che fino ad oggi magari si son rivolte al segreto del nostro sacerdozio, immagine di ultimo appiglio di una mascolinità elevata nello spirito. Cosa si deve aspettare se vuole almeno sfogarsi con un sacerdote? Qualcuno che le indaghi come si veste di solito? Se ha provocato in qualche modo? Se cucina, lava o stira? Ti pare questo il modo di stare fianco a fianco a Cristo?

Don Piero fraternamente ti invito in questo periodo natalizio a riscoprire l’immagine sacra a noi tanto cara di Maria che allatta il bambino figlio di Dio. Quel seno scoperto, mi turba tanto. Mi fa pensare a quanto Dio in quel momento abbia avuto bisogno dell’integrità della persona di Maria, del suo cuore, del suo corpo, della sua mente. Aver devozione in Maria oggi significa condannare senza se e senza ma ogni violenza al corpo, al cuore e alle mente di ogni donna che per Gesù è sorella, madre e figlia.

Grazie.

Perché Sua Eccellenza il Prefetto de Martino deve chiedere scusa.

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Un’intemperanza capita a tutti e noi la perdoniamo, ma chi avrebbe sbagliato il titolo cioè don Patriciello è anch’egli rappresentanza di un’istituzione. Un parroco rappresenta un ente religioso civilmente riconosciuto, ancor prima dell’ente rappresenta le persone che ne fanno parte e il confratello in questione esercita questo compito lodevolmente. Ma i titoli sono zero (passatemi la citazione calcistica), il primo rispetto che si deve alle istituzioni è non spadroneggiare attraverso di esse, nessuna istituzione ha il giusto valore democratico se non è parte di un sistema, sono convinto che neanche io posso esercitare il mio ministero se non ho rispetto per le istituzioni civili e non mi metto in leale disponibilità per la collaborazione al bene comune. Io pretendo lo stesso stile dalle altre istituzioni. I cittadini hanno diritto di trovarsi sempre davanti istituzioni che sono una barriera solida al malaffare e all’illegalità.

Le ecomafie godono a vederci litigare per un “signora prefetto” o un “Sua Eccellenza Signora Prefetto”, perché ai cittadini appariranno forti più loro, dove i titoli sono zero, ciò che conta davvero è chi spadroneggia senza badare a modi.

Sua Eccellenza poteva benissimo segnalare l’errore formale (ma anche banale) di don Maurizio ricordando l’”Eccellenza” dovuta (!).

Da quello che ho visto in video Sua Eccellenza il Prefetto Andrea de Martino ha ecceduto nei modi e nelle parole nel redarguire don Maurizio Patriciello, lo invito, nel rispetto di tutti, a comportarsi da signore e chiedere pubblicamente scusa, al fine di mostrare le istituzioni come solidali e in comunione di intenti in questo caso contro le ecomafie.

Grazie

Quando e perché non denuncerò…

 Ha fatto molto scalpore il lancio di agenzia per cui nelle linee guida pubblicate dalla CEI si dice che i Vescovi non siano tenuti a denunciare i preti pedofili.
Non intendo qui difendere il documento dei vescovi, ma approfittarne per ribadire alcuni aspetti che sono importanti di ordine più generale.
Intendo prima di tutto ribadire il principio ispiratore dell’articolo 4 dell’accordo Stato – Chiesa del 1984:

Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero.

 La norma, che all’articolo 200 del Codice di Procedura Penale è esteso ai ministri di culto di tutte le religioni, tutela l’ambiente del nostro lavoro come pastori d’anime: la coscienza.
Chiunque provi a passare dal mio ministero, anche non necessariamente all’interno del segreto confessionale, deve sapere che nulla verrà utilizzato contro di lui in sede legale, ma forse e solo nel giudizio di Dio.
Sì, so che nessuno ce lo richiama più di obbedire la coscienza, quello spazio libero e luminoso dove scegliamo cosa fare, chi e come amare e dove sentiamo i rimorsi per le mancanze di amore. Noi “ecclesiastici” abbiamo il dovere lì di accendere la luce, senza mai violare quel sacrario della voce di Dio. È richiamando la coscienza non solo dobbiamo invitare ad obbedire alla legge degli uomini in quanto applicazione della legge di Dio, ma proporgli strade che superino il rispetto formale della legge.
Allora sappiate che di fronte a una notizia di reato di pedofilia non è detto che io denunzi l’ipotetico reo, anche perché non faccio il magistrato, ne il supereroe mascherato, avrò come suprema legge il bene, certo prima delle vittime, ma anche del reo.
Di fronte a una possibile vittima, nel rispetto della sua coscienza, sarà anche probabile che l’accompagnerò a circostanziare una denuncia.

Qui proposi soluzioni ecclesiali al problema della pedofilia: http://wp.me/p10PT6-hT

Grazie

Il paradiso sedativo di Celentano

Caro Adriano,

stupenda predica ieri sera, bellissimo il riferimento agli altoparlanti, sono convinto che quello che hai detto non era riferito al suono fisico che deve arrivare in fondo alla chiesa, ma che le nostre parole devono arrivare agli ultimi di questo paese.

Noi preti (e anche frati!) dovremmo parlar di paradiso agli emarginati di questa terra, per i quali i diffusori delle chiese non sono sufficienti. Ai senza terra, agli affamati, agli assetati, ai malati di AIDS, ai bimbi soldato, e a tanti altri… giustamente questa non è vita, ne paradiso.

Dal mio “pulpito” provo ad insegnare ai miei fedeli, che se ci vogliono andare in paradiso, devono fondere fin da oggi il cielo e la terra, devono sentirsi responsabili del fatto che c’è gente qui che vive come un inferno. Molte volte ho scandalizzato qualcuno dicendo che non è con le sole preghiere che si va in cielo.

Queste stesse cose, con più precisione, le ho trovate scritte su riviste come Avvenire e Famiglia Cristiana, che si son sempre sforzati di fondere il vangelo e la vita degli uomini, il paradiso e la terra, magari non sempre ci son riusciti. Io particolarmente sono lettore di Avvenire e devo dire che se non fosse per questa testata e per Il Manifesto, in Italia non avremmo alcuna notizia delle guerre e delle tragedie dimenticate di questa terra.

“Giornali inutili come l’Avvenire e Famiglia Cristiana andrebbero chiusi definitivamente (pausa) si occupano di politica e delle beghe nel mondo anziché parlare di Dio e dei suoi progetti, e non hanno la più pallida idea di quanto può essere confortante per i malati leggere di quanto Dio ci ha promesso…”; mi pare che quello che proponi è proprio l’idea di Marx di religione, la religione sedativo, che con la favola del paradiso intorpidisce le menti dei fedeli.

La mia idea di Fede e di Cristianesimo non è la tua, e siccome la mia è inquinata da Voltaire, non dirò mai che “andrebbero chiusi definitivamente” i tuoi altoparlanti, per cantare e predicare, anzi sono pronto a morire perché tu possa esprimere le tue idee, anche sbagliate sul mio conto.

 

Grazie e viva Adriano

AAMS gioco scorretto

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vi accosto volontariamente questi due video:

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Perché in Italia è vietato fare spot a favore del tabacco, mentre è possibile rivolgersi ad adolescenti (appena maggiorenni) per un altro veleno della società che è il gioco seppur legalizzato?

Anche il gioco legale può essere vissuto in maniera patologica.

È il gioco legale ad essere l’anticamera al gioco d’azzardo e illegale.

I numeri di azzardopoli grazie a Libera.

Grazie

Auguri concreti per il 2012

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Con semplicità ciò che serve ed è solo ad un passo da noi:

Alla mia Chiesa: tanta sana autocritica, imparare a progettare, programmare e verificare.
Alla mia Calabria: passione civile, rigore morale, attenzione alle più giovani generazioni.
Alla mia Italia: scacci ogni ombra di razzismo, torni ad essere un paese significativo a livello internazionale.
Agli imprenditori: scoprano il valore di fare rete, smettano di fare profitti alle spese dei diritti dei lavoratori.
Ai ladri: tanti rimorsi di coscienza.
Ai sognatori: continuare a sognare.
Ai poveri: meno fame.
Ai ricchi: la fame più profonda e la sete inestinguibile.
A me: di saper desiderare nulla più di quello che mi serve.

Grazie