Li riconosci dall’aria saccente che hanno in tutte le occasioni comunitarie. Di solito sono presenzialisti. Esperti di tutto, il loro è uno stile di vita: ne sanno più del medico, del farmacista, del sindaco, del Papa, del Vescovo, e normalmente più del parroco.
Credo che ricerchino dal vocabolario le parole più inusuali, l’importante che è la gente li guardi con aria interrogatoria quando parlano; non importa se chi li ascolta segretamente si domanda “ma che ci azzecca?”!
Non hanno mai messo un chiodo, ma potrebbero scrivere un bel volume su “Dei secento modi per mettere chiodi”.
Il parroco di campagna se non vuole litigare con loro deve essenzialmente fare poche cose:
- quando parlano di cose fatte da altri e loro stanno pontificando su come bisognava procedere, non deve cedere alla provocazione; basta dirgli platealmente “hai ragione”, gli hai dato quello che volevano e torneranno a casa felici.
- quando hanno proposte, anche le più strampalate, insulse, inutili, sballate, non importa bisogna solo rispondere “Fai tu. Organizza”; stai pur certo che non faranno nulla di quanto hanno proposto.
Seguendo queste brevi istruzioni il curato di campagna si eviterà che da parte di questi parrocchiani partano polemiche, è vero che le nostre azioni non si basano sul consenso, ma meglio senza.
La categoria di parrocchiani che avrà sempre il mio rispetto e la mia stima è quella fatta di persone che incarnano l’idea fondamentale di servizio, quindi stavolta sarò il più serio possibile. Sono stati al servizio della comunità magari anche nel cambio infinito di parroci, con qualsiasi clima e magari anche quando venivano contestati.
Erano li quando il parroco non mostrava segni di gradimento.
Erano li quando il servizio pesava e costava.
Erano li quando c’era da fare lavori non gratificanti.
Erano li e non ne hanno guadagnato nulla.
Erano li e se ne sono stati zitti.
Comunemente vivono bene il loro impegno, ma spesso non accettano i cambiamenti radicali.
Quindi il buon curato di campagna non dovrebbe leticare* mai con loro, se non per fargli entrare in un nuovo ordine di idee, se proprio lo deve fare lo faccia con moderazione e tanta tanta stima.
Grazie
* cerco così di tradurre in italiano il senso che noi calabresi diamo al “liticare”: discutere e manifestare con forza le proprie opinioni, ma non è un litigio.
Sono quelli che puntualmente non sono stati informati degli appuntamenti e delle iniziative, quando vengono in ritardo, non entrano dimessi, ma con sguardo accusatorio quasi a dire:”chi ha ordinato di anticipare la riunione? Perché non sono stato consultato per una decisione così grave?”
Affrontare questi non è poi così impossibile, basta fargli notare che:
- l’avviso c’è stato a messa
- abbiamo un giornalino parrocchiale
- abbiamo un sito web
perché siano più civili bastasse che prendessero più parte alla vita comunitaria, poi in fondo non sono così male.
Mi decido a pubblicare una categorizzazione dei fedeli che mi si sono avvicinati nei cinque anni di esperienza pastorale, con tutti i limiti che categorizzare comporta; lo scopo è divertirsi, in realtà sono delle caricature. Magari potete domandarvi a quale tipo di parrocchiano appartenete.
I parrocchiani bigotti, li distingui dal tono di voce o dall’atteggiamento che hanno a messa: di solito la voce è da racconta storie, dolcissima quasi fioca, partecipano a messa chiudendo gli occhi nei momenti più significativi.
Concentrano tutta la loro fede nell’atto di culto, praticamente se il buon prete di campagna non vuole scontrarsi con loro basta che non gli tocca la novena a San Pasquale, niente, nemmeno di un millimetro; guai a rivedere preghiere con linguaggi desueti, come ad es.:
Pertanto, giacché foste sì pura, sì bella, sì immacolata, muovetevi a compassione di noi sì immondi, sì deformi, sì peccatori, e, come Iddio a Voi porse la destra, acciocché non cadeste nella colpa originale, così Voi a noi porgete la mano acciocché non cadiamo nelle colpe attuali
eppure un adattamento linguistico e un attualizzazione formale per il curato di campagna sono necessari. “Lui stia zitto, è da prima che nascesse che questa preghiera si recita e mo arriva lui e vuole fare il rivoluzionario”.
Di norma se il curato di campagna non li tocca sul vivo, loro lo difendono a spada tratta, qualsiasi cretinata combini, per salire di gradimento basterà acquistare una nuova statua di qualche santo che in chiesa non ci sta e approntare l’annuale novena; questi sarà il miglior parroco dell’universo.
Fondamentalmente non hanno mai pensato a concretizzare la propria fede con veri e propri atti di carità, è sufficiente l’obolo dell’offertorio, calza per loro la definizione di: “santi di chiesa, diavoli di casa”.
So benissimo che chi non ha a che fare con la gente non mi capisce.
La vera fatica pastorale che sopporto quotidianamente è affrontare senza incidenti il parrocchiano dell’erbavoglio. Ormai li distinguo a distanza, perché sono agitati per l’incontro di boxe a cui loro si sono preparati da tempo prevedendo tutte le risposte, con una strategia da far invidiare Napoletone a Waterloo. La richiesta è sempre assurda o quanto meno bislacca, ma loro lo sanno bene, per questo sono li, è proprio per rovinarti la giornata. Di solito si fanno vivi la mattina, anche presto perché hanno fatto le prove tutta la notte davanti lo specchio.
Poniamo il caso del periodo: sto benedicendo le famiglie e quindi ho spostato la celebrazione al mattino, proprio per sfruttare al massimo le ore pomeridiane perché incontri più facilmente le persone a casa. Tutti i giorni c’è qualcuno che vuole un’intenzione di culto per il caro estinto in una messa tutta per loro, all’orario che vogliono loro; fondamentalmente al parrocchiano dell’erbavoglio della messa importa poco, vogliono solo che in un atto sacro il sacerdote dica il nome del de cuius, non importa se a dirlo è un sacerdote indù, un monaco buddista o il parroco di fede cattolica, vogliono la scena nella chiesa che hanno davanti la porta di casa, che disertano da quando hanno celebrato il matrimonio; la dimostrazione ce l’hai quando celebri, sono distratti, non sanno rispondere e non fanno evidentemente la comunione.
Di fronte al rifiuto di accontentarli in tutto il primo argomento è quello affettivo, del tipo “perché nannuzzo (il nonno, ndb) ha fatto la festa di San Pasquale” oppure “perché nannuzzo era affezionato alla chiesa tanto che ha fatto l’altare”. Tu, piccolo prete di campagna, con tutto l’animo pastorale cerchi di spiegare, motivare mostrarti possibilista con qualche accorgimento; tutto inutile, hai difronte una persone che sta pensando solo all’erbavoglio e che tu non la vuoi dare.
A questo punto l’argomento è classico: i soldi. In un lampo di genio si ricordano che “nannuzzo” aveva risolto la questione con don Pistillo usando il denaro. Quindi te li agita li, quasi a dire che “visto che pago tu fai come voglio io”. Accostare i soldi ai sacramenti mi fa diventare un biscia, questo è il momento in cui scatenerei volentieri le dieci piaghe d’Egitto in un istante solo. Caspiterina l’ho spiegato, detto, scritto; il sacrificio eucaristico non si paga, vabbé che è l’Agnello di Dio, ma farne carne da macelleria!!!
Alla faccia dura del parroco si risponde di solito con le minacce: e qui si distinguono, quelli che dicono che vanno dal Vescovo da quelli che ti dicono che chiamano un altro prete. “Fate pure. Arrivederci” questa è la mia risposta, educate non ho altre.
Ma poi ci pensi tutta la giornata e se del caso anche la notte, ti domandi come accostarli a Cristo, fargli comprendere il senso di comunità cristiana. Ti domandi come fargli capire che un rifiuto del parroco non è per il sadico gusto di dirgli no, che forse c’è una motivazione più grande…
Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi e viva pienamente il vero significato del suo credo: “Riteniamo queste verità di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali”
Quarant’anni fa il piombo non ha fermato questo sogno.
[...] La comunità cristiana è chiamata a vivere una differenza nella qualità delle relazioni, divenendo quella comunità alternativa che, in una società connotata da relazioni fragili, conflittuali e di tipo consumistico, esprima la possibilità di relazioni gratuite, forti e durature, cementate dalla mutua accettazione e dal perdono reciproco. È la “differenza” cristiana, una differenza che chiede oggi alle chiese di saper dare forma visibile al vangelo [...]
Non ho scritto su questo blog perché la mia vita reale è stata intensa.
So che mi perdonerete.
Vi lascio qualcosa da vedere.
La Lavanda dei piedi il giovedì santo.
Il Battesimo di Francesca il giorno di Pasqua.
Se non fosse stato per l’influenza e qualche notizia che preferivo rinviare di qualche anno, avrei avuto una splendida pasqua.
Vi lascio anche l’augurio pasquale:
"Dio è Padre non perché esaudisce tutti i nostri desideri, ma perché mantiene le sue promesse” (Dietrich Bonhoeffer) questa serena certezza accompagni le nostre speranze, sia forza per le nostre azioni e sollievo delle nostre fatiche. Auguri
La celebrazione del matrimonio può avvenire in tanti modi in Italia, per chi è cattolico c’è il matrimonio concordatario, praticamente il luogo del matrimonio è una chiesa e il sacerdote assolve anche alle funzioni di ufficiale di stato civile, sarà poi il comune a registrare l’atto originale che viene inviato dal parroco.
Semplice no?
In zone come la mia i matrimoni concordatari sono molto vicini al 100% del totale.
Ci tengo a precisare che la mia parrocchia non chiede un centesimo a chi si sposa, ne per il matrimonio ne per l’istruttoria. Solo in curia è previsto un contributo volontario (non obbligatorio) di € 15.
Problema n°1: i comuni non ci guadagnano niente!!!
So per certo che il comune di Cosenza per il certificato cumulativo (nascita-cittadinanza-residenza), che mi necessita per l’istruttoria, chiede € 15 per certificato, considerandone in realtà tre, moltiplicato per la coppia di sposi fa € 30. Sono dei geni!
Altro caso: comune di Rende, non sembra applicare la stessa storia per i certificati, ma si è inventato qualcosa di più perverso. Buona parte delle promesse matrimoniali avvengono di sabato, perché è invalso l’uso di aggiungere anche questa come una festa che fa corollario al matrimonio.
Problema n°2: il comune è chiuso! Non ci guadagnano niente ad aprirti il comune?
La soluzione è € 180 per l’apertura straordinaria del comune e per l’uso della sala che, dicono, è fantasmagorica! Non so come si comporta il comune se nello stesso giorno ci sono più promesse o un eventuale matrimonio civile; si dividono forse le spese?
Effettivamente tra i tanti predatori (fotografi, sarti, truccatrici, parrucchiere, fiorai e fioristi) mancava proprio il comune…
“Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL).
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia
nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi.
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.” (Robert Kennedy, 18/03/1968)
Non sono un esperto di economia e forse anche per questo il discorso mi affascina, ma mi rendo conto conto che è l’idea di economia che deve cambiare…